martedì 12 luglio 2011
Inedita sentenza della Cassazione sulla responsabilità delle capogruppo
venerdì 3 giugno 2011
Chiesta meno rigidità sui reati ambientali
giovedì 26 maggio 2011
Le truffe guidano i reati 231
venerdì 6 maggio 2011
Critiche di Confindustria alla "231 ambiente"
- la responsabilità delle imprese viene estesa anche per reati contravvenzionali e a numerose fattispecie di reato di pericolo astratto, cosa che la Comunità Europea non richiede;
- la responsabilità è prevista anche per violazioni formali o di impatto trascurabile;
- l'interdizione scatta anche nei confronti dei delitti i cui effetti lesivi sono da verificare.
mercoledì 27 aprile 2011
Responsabilità amministrativa anche per imprese individuali
martedì 12 aprile 2011
Partita aperta su 231 e revisione
venerdì 25 febbraio 2011
Stop delle società alla nuova 231
Riformare il decreto 231 sì, ma non così. E allora, prima che sia troppo tardi, ergo che il progetto sia approvato dal consiglio dei ministri, meglio fermarsi e riflettere. Con quest'obiettivo esce allo scoperto l'Assonime (l'associazione tra oltre 600 società di cui un centinaio quotate), che chiama in causa il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. A pochi giorni dalla probabile presentazione in consiglio dei ministri (nella riunione dedicata esclusivamente ai temi della giustizia) del testo del disegno di legge di riscrittura del decreto 231 promosso da Arel e fatto proprio dal ministero, il presidente Assonime Luigi Abete ha scritto una preoccupata lettera ad Alfano.
Abete non usa mezzi termini e precisa che «l'esigenza di una riforma della disciplina 231 è da noi condivisa, ma è necessario un profondo ripensamento dell'intero impianto del decreto». La strada imboccata invece non va nella giusta direzione e lascia scoperti gravi rischi per le imprese. «Infatti – sottolinea Abete – le previste modifiche non solo non garantiscono alcuna certezza in termini di esenzione da responsabilità, ma possono condurre, nei fatti, a indagini sempre più invasive da parte del pubblico ministero e a un sindacato penetrante del giudice penale in merito all'organizzazione e gestione imprenditoriale». Continua
Stop delle società alla nuova 231, di Giovanni Negri, in Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 25 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Il decreto 231 taglia la parte civile
martedì 1 febbraio 2011
La «231» sorveglia le Spa comunali
lunedì 6 dicembre 2010
Il falso in revisione fuori dai reati 231
La sentenza del GIP del tribunale di Milano n. 12468 del 10 novembre scorso sottolinea che per effetto dell'entrata in vigore del D.Lgs. 39/2010, il falso in revisione non rientra più nell'elenco dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001.
Il falso del contabile fuori dai reati "231", di Pierpaolo Ceroli e Stefano Cocchini, Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, Lunedì 6 dicembre 2010
venerdì 23 luglio 2010
Cassazione penale, sentenza n. 28699 del 2010
giovedì 22 luglio 2010
Cassazione penale: onere della prova a carico dell’accusa
Nella fattispecie, La Corte si è pronunciata con riferimento a un procedimento per corruzione in materia di appalti nella sanità pubblica, respingendo una serie di questioni di legittimità costituzionale del decreto 231/2001 chiarendo che:
- il decreto 231 ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico un terzo genere di responsabilità, diversa sia da quella penale che da quella amministrativa, che porta l’ente a rispondere per fatto proprio a causa del rapporto di immedesimazione società-amministratore; non lede quindi il principio costituzionale secondo cui la responsabilità penale è personale;
- quella sancita dal decreto 231 non è nemmeno una responsabilità oggettiva, in quanto presuppone una colpa di organizzazione dell’ente nel non avere predisposto adeguati modelli organizzativi diretti ad evitare la commissione di reati del tipo di quello effettivamente verificatosi;
- spetta all’accusa provare l’illecito penale in capo alla persona inserita nei vertici aziendali e il fatto che questa abbia agito nell’interesse dell’ente, così come spetta all’accusa dimostrare la carenza di un’adeguata organizzazione interna alla società. Il reato commesso dal manager nell’interesse della società va infatti considerato “proprio” di quest’ultima, agendo la persona fisica che opera nell’ambito delle sue competenze societarie a vantaggio dell’ente come organo e non come soggetto da questo distinto.
Responsabilità delle società con la prova del pm, di Giovanni Negri, in Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 17 luglio 2010, pag. 23
martedì 13 luglio 2010
L’Arel ha messo a punto un pacchetto di modifiche per il decreto 231
L’articolato si focalizza in particolare sulle soluzioni per dare ai modelli maggiore forza, scegliendo come strada quella della certificazione del modello in modo da escludere la responsabilità dell’ente a patto che il modello concretamente attuato corrisponda al modello certificato e che non si siano verificate gravi violazioni tali da rendere evidenti le lacune organizzative che hanno contribuito alla commissione del reato.
La certificazione così delineata può anche riguardare singole procedure e attestare l’idoneità delle procedure anche in itinere, mentre i modelli sono ancora in corso di perfezionamento.
Dovranno poi essere definiti attraverso un apposito regolamento i soggetti abilitati a rilasciare la certificazione, le modalità, i criteri del rilascio e l’efficacia della certificazione.
Un’altra modifica proposta riguarda l’attribuzione, nelle imprese di piccole dimensioni, del compito di vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli a un soggetto interno all’ente che sia in grado di fornire adeguate garanzie di indipendenza.
Infine, l’Arel suggerisce una particolare attenzione per l’attività di direzione e controllo esercitata da una società nei confronti di un’altra o di altre (holding) e la previsione di specifici protocolli per programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in rapporto ai diversi reati da prevenire.
Modelli in cerca di riforma di Giovanni Negri, in Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 7 luglio 2010, pag. 33
giovedì 17 giugno 2010
Nelle società un commissario "settoriale"
Nelle società un commissario "settoriale"
mercoledì 16 giugno 2010
Introduzione di nuovi delitti nel catalogo del decreto 231
La lettera b) della legge comunitaria 2009 prende in esame i principi di delega rispetto alle sanzioni da infliggere al soggetto collettivo stabilendo di “prevedere, nei confronti degli enti nell’interesse o a vantaggio dei quali è stato commesso uno dei reati di cui alla lettera a) (ndr. quelli sopra citati), adeguate e proporzionate sanzioni amministrative, pecuniarie, di confisca, di pubblicazione della sentenza ed eventualmente anche interdittive, nell’osservanza dei principi di omogeneità ed equivalenza rispetto alle sanzioni già previste per fattispecie simili, e comunque nei limiti massimi previsti dagli articoli 12 e 13 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231, e successive modificazioni”.
Accanto alle diverse attività che possono determinare un reato, gli stati membri dovranno prevedere la punibilità in sede penale delle due condotte di favoreggiamento ed istigazione a commettere intenzionalmente le attività di cui all’articolo3.
Di particolare rilievo è il fatto che le suddette attività debbano essere qualificate illecite non solo qualora siano poste in essere con intenzionalità, ma anche con colpa grave.
In base all’art. 52 della legge comunitaria 2009, inoltre, il governo è delegato ad adottare entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, i decreti legislativi per l’attuazione di rilevanti decisioni quadro in tema di:
- lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti (decisione quadro 2001/413/GAI);
- repressione del favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (Decisione quadro 2002/946/GAI);
- traffico illecito di stupefacenti (2004/757/GAI);
per le quali si prevede di introdurre tra i reati sanzionati ex decreto 231 le fattispecie criminose indicate nelle decisioni quadro di cui al comma 1 dell’art. 52, con la previsione di adeguate e proporzionate sanzioni pecuniarie e interdittive nei confronti degli enti nell’interesse o a vantaggio dei quali è stato commesso il reato.
Reati ambientali nella “231”, di Luigi Fruscione e Benedetta Santacroce, in Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 14 giugno 2010, pag. 12
martedì 8 giugno 2010
Gli illeciti ambientali entrano nel catalogo del decreto 231
L’attuazione della delega dovrebbe avvenire entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge comunitaria e dovrà adempiere al non semplice compito di coordinare l’attuazione della direttiva europea sulla tutela penale con il decreto 231.
Gli autori ritengono per altro che la delega potrebbe essere una irripetibile occasione per intervenire in maniera sistematica sull’intero sistema sanzionatorio ambientale, in modo da superare le irrazionalità di alcuni illeciti e la sostanziale inefficacia e iniquità della disciplina attuale, confermata dai dati statistici da cui risulta che le condanne definitive per reati ambientali, nel nostro paese, sono ancora esigue e rare.
L’arma della “231” per la tutela dell’ambiente, di Francesco Bruno e Cecilia Carrara, in Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 6 giugno 2010, pag. 20
lunedì 3 maggio 2010
Sui modelli «231» controlli omogenei
Negli ultimi anni abbiamo assistito a considerazioni negative nelle sedi giudiziarie sulla reale efficacia dei modelli «231». L'adozione di un efficace modello, spesso considerato solo una sorta di scudo in grado di esimere dalla responsabilità amministrativa, può rappresentare una reale opportunità per quelle imprese che, al di là dello "spauracchio" del sistema sanzionatorio della «231», sapranno trarne vantaggi competitivi. Ricordiamo che i punti cardine dei modelli convergono e si integrano nel framework di controllo interno riconosciuto a livello internazionale, il cosiddetto Enterprise Risk Management emanato dalla commissione statunitense Coso.
Prosegue
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